Piccole perdite urinarie, sensazione di peso, fastidio, dolore pelvico o difficoltà a rilassare bene la muscolatura: quando si parla di pavimento pelvico, i sintomi possono essere diversi e non sempre facili da interpretare.
In molti casi il percorso parte da una valutazione specialistica e da una riabilitazione mirata. Meno noto, invece, è il possibile ruolo della tecarterapia, che in alcune situazioni selezionate può essere inserita come supporto.
“La tecarterapia non sostituisce la riabilitazione del pavimento pelvico, ma in alcuni casi può affiancarla. Il punto è sempre capire se, per quella persona e in quella fase del percorso, possa avere davvero un senso clinico”, spiega Anna Ossola, fisioterapista della Clinica.
Quando il pavimento pelvico manda segnali da non trascurare
Questo è il primo punto da chiarire: la tecarterapia non è un trattamento valido automaticamente per ogni disturbo del pavimento pelvico.
Può essere presa in considerazione quando il professionista ritiene utile affiancare al percorso un lavoro anche sul dolore, sul discomfort locale o sulla qualità dei tessuti, ma sempre all’interno di una presa in carico più ampia.
In quali situazioni può entrare nel percorso
Parlarne può avere senso, per esempio, in casi selezionati di riabilitazione del pavimento pelvico, come:
- dolore o fastidio perineale nel post partum
- alcune forme di dolore pelvico
- alcune situazioni di incontinenza urinaria da sforzo
- percorsi in cui il professionista ritiene utile integrare la riabilitazione con una metodica fisica di supporto
Questo non significa che la tecarterapia risolva da sola il problema. Significa, piuttosto, che in alcune persone può rappresentare un tassello utile dentro un percorso riabilitativo ben impostato.
Perché non si parte mai dalla macchina
Nel pavimento pelvico, ancora più che in altri ambiti, il risultato dipende molto dalla valutazione iniziale e dal tipo di trattamento costruito sulla persona.
In molte situazioni il lavoro principale resta quello riabilitativo: esercizi specifici, presa di consapevolezza, rilassamento, training muscolare o altre tecniche indicate dal professionista.
“Non esiste un trattamento uguale per tutte. Ci sono situazioni in cui il lavoro attivo è centrale, altre in cui bisogna prima ridurre dolore o tensione. Anche per questo è fondamentale non partire dalla macchina, ma dalla valutazione”, sottolinea la fisioterapista Ossola.
Cosa aspettarsi durante il trattamento
Quando indicata, la tecarterapia viene eseguita dal professionista come parte del percorso. Durante la seduta si può avvertire una sensazione di calore piacevole e progressiva, modulata in base all’obiettivo terapeutico e alla tollerabilità individuale.
La durata del trattamento e il numero di sedute non sono standard, ma variano in base alla situazione clinica e alla risposta della paziente.
Il valore della valutazione iniziale
Prima di pensare alla tecarterapia è importante capire qual è il problema da trattare e se questa metodica possa avere davvero senso nel singolo caso.
La valutazione iniziale può essere effettuata dal fisioterapista e, a seconda della situazione, anche da figure come fisiatra, ginecologo o urologo. È questo il passaggio che permette di costruire un percorso appropriato, evitando semplificazioni o trattamenti non indicati.
Un aiuto in più, se davvero indicato
La tecarterapia e la riabilitazione del pavimento pelvico non sono sinonimi. In alcuni casi, però, la tecar può essere un supporto utile: non una risposta automatica, non una scorciatoia, ma uno strumento da valutare con criterio dentro un percorso personalizzato.
Se sono presenti dolore pelvico, fastidi perineali o disturbi urinari, la domanda giusta non è “la tecar va bene sempre?”, ma piuttosto: nel mio caso può essere utile?
Alla Clinica La Quiete di Varese è possibile effettuare una valutazione fisioterapica del pavimento pelvico e capire, insieme al professionista, se la tecarterapia possa avere un ruolo all’interno del percorso riabilitativo più adatto. Prenota un consulto.